• home
    sand

NON VALE TUTTO
Carosello 2011


  1. Rumore di fondo
  2. Mi manca da vicino
  3. Ai piedi dell’arcobaleno
  4. Qualcosa vicino all’amore
  5. Non vale tutto
  6. Quattro quarti
  7. Buoni propositi
  8. Resto
  9. Piu’ musica e meno testo
  10. L’ultimo giorno d’inverno
  11. Perfetti

«NON VALE TUTTO è – ancora prima del titolo del mio terzo disco – una semplice ma necessaria considerazione che ricordo a me stesso, tutti i giorni davanti alle scelte importanti.» – racconta Niccolò Agliardi – «tutto ha un prezzo; ci insegna ferocemente l’attualità, ma la storia suggerisce che ad alcune cose (e solo ad alcune) andrebbe dato anche un valore. Mi sono messo “al setaccio” e in questi tre anni, dopo l’uscita di “Da casa a casa”, ho lasciato scivolare via quello che ritenevo di troppo e di inopportuno.

E alla fine di questo esercizio, non sempre indolore, ho raccolto quello che, oggi, gelosamente tengo da conto e che mi rende fiero del lavoro che faccio e delle persone che ho accanto. »

 

Anche in questo caso, come nel precedente, il disco è stato scritto e pensato partendo e tornando a Porta Romana (la zona di Milano dove Niccolò vive); ciò significa, appunto, che in mezzo c’è stato un percorso. O più di uno.

C’è stata l’Africa, terra di suggestioni, da cui, più volte Niccolò ha attinto colori e bellezze. C’è stata Roma, Cremona e le colline vicino a Tortona, poi tante altre città italiane raggiunte per le più svariate ragioni. C’è stato il Brasile con le sue contraddizioni e le sue spiagge mozzafiato. Gli Stati Uniti dove Niccolò ha ritirato due premi importanti per il suo lavoro di autore, che sono stati stimolanti e utili ad appuntare idee per alcune delle canzoni che compongono l’album. E poi c’è stata e c’è Milano, ancora una volta. Vista e presa in tutte le sue angolazioni e angolature. Ed è proprio nella sua città che Niccolò ha girato il video del reading “L’ultimo giorno d’inverno” rendendole omaggio attraverso un racconto che si snoda tra le sue strade.


«Poi, quando fu il momento di fissare tutto in studio, ammette Niccolò, sono inciampato nel tentativo di raccontare le mie canzoni a coloro che mi avrebbero dovuto aiutare nel compito di distillare tutto e farci un disco.

Forse le mie non erano ancora canzoni. O forse le alchimie, come le storie d’amore, non sono governate da regole matematiche.

E quindi ho aspettato. E poi ho aspettato ancora un po’.  E, come spesso accade, mi sono ricordato che forse la soluzione stava molto più vicino del previsto.

La soluzione stava e sta nelle persone che mi vogliono bene: i miei amici.

La mia fortuna è che molti di loro sono musicisti. »

Max Elli ha prodotto, arrangiato e suonato le chitarre in sette tracce. Si è avvalso della collaborazione di Matteo Bassi (fin dal primo disco al fianco di Niccolò) al basso e al contrabbasso elettrico e di Andrea Polidori per le batterie e percussioni.

Fabio Serri ha suonato il pianoforte e le tastiere e Luca Scarpa ha suonato il piano nella title track “Non vale tutto” nella versione live in studio.

I cori sono di Gigi Fazio e le trombe e la fisarmonica di Davide Brambilla.

Simone Bertolotti (già produttore di “Da casa a Casa”) ha prodotto, suonato e arrangiato le restanti canzoni. Insieme a lui hanno collaborato: Andrea Torresani al basso e contrabbasso elettrico, Andrea Fontana alle batterie e all’hammond, Elvezio Fortunato e Mattia Tedesco alle chitarre. Tommaso Ruggeri ed Ermanno Facchi alle percussioni, Andrea di Cesare al violino, Stefano Signoroni, Viviana Colombo e Lorenzo Biagiarelli ai cori.

A loro si aggiungono Massimiliano Pelan, Emiliano Bassi, Alessandro Branca che hanno scritto con Agliardi alcune delle musiche.

Elisa e Patrizia Laquidara hanno impreziosito il disco duettando rispettivamente in “Più musica e meno testo” e in “Qualcosa vicino all’amore”.

Le registrazioni delle tracce prodotte da Max Elli sono state eseguite al Boom Box Studio di Milano da Mauro Tondini ed Enrico la Falce e mixato da Enrico la Falce al Milkshop Studio di Milano.

I brani prodotti da Simone Bertolotti, sono stati registrati e mixati dallo stesso Bertolotti al White Studio di Cremona con l’assistenza in studio di Andrea Torresani.

La masterizzazione è stata curata da Claudio Giussani al Nautilus Studio di Milano.

Il progetto grafico del disco porta la firma di Ivan Olita e di Daniella Benedetti, le foto all’interno del booklet sono di Kistudio-photography; l’ufficio stampa è a cura di Veronica Corno per Parole & Dintorni, e il responsabile della comunicazione è Riccardo Vitanza. La promozione radiotelevisiva è a cura di Federica Moretti per la Carosello Records (che pubblica e distribuisce il disco, disponibile dal 21 marzo 2011). Il booking e il management per il live sono affidati ad Aldo Bassi per Barley Arts.

La produzione e la regia dei video dell’intero progetto sono opera di CromaZoo studio Milano.

La consulenza legale è affidata all’Avv. Patrizio Visco.

La direzione artistica generale è di Dario Giovannini per Carosello Records

RUMORE DI FONDO

“…perchè il dolore la smette, quando smetti amarlo.

Quando non gli fai eco, ma impari come chiamarlo.

E, all’improvviso ti svegli cosciente; che quel rumore di fondo,

ormai nessuno lo sente.”

E’ la prima canzone che ho scritto tra quelle che compongono il nuovo lavoro e non è casuale che sia il brano di apertura di “non vale tutto”. Ammetto e accetto di non essere stato bene per molto tempo prima di quel momento. Mi trovavo in Brasile in una piccola stanza davanti al mare. Mi ero portato dall’altra parte del “mio mondo” un bagaglio pesante di pensieri e di automatismi che andavano spezzati. Ed è bastato un temporale veloce e violento. Forte e meraviglioso che ha scaraventato sul mare piatto un volume di pioggia calda che non mi era mai capitato di vedere prima. Ho avuto l’impressione che fosse arrivato il momento di salutare il dolore e la mia affezione a esso. Immediatamente; prima che smettesse di piovere. Sono andato a correre, in spiaggia, da solo. E il rumore di fondo che fino ad allora mi perseguitava, era sparito. O avevo soltanto smesso di ascoltarlo. Per ascoltare altro.


MI MANCA DA VICINO

“…Scusa, non meriti quest’uomo che ti dorme accanto;

che rischia di confondere l’orgasmo col pianto.

Non meriti la storia delle mie paure e tutto il mio rosario che ogni perla è un dolore.”

Lo sanno coloro che hanno avuto il privilegio o la sfortuna di ammalarsi di ostinazione.

Questa è una storia d’amore, il più forte e distruttivo che mi sia stato concesso di raccontare.

Un amore perduto. Da perdizione. Vissuto insieme a un “piccolo amore” che sceglie di dormirmi accanto, consapevole di non potersi sostituire a chi non riesco a dimenticare. Ci sono io, impacciato e incapace di abbandonare ciò che ho già perso; e c’è lei, bella e disarmante che sceglie di farmi compagnia comunque.

Il tutto, sotto lo sguardo disattento di chi, con questa storia non ha più nulla a che fare. Ma che mi cammina ancora a pochissimi centimetri dal cuore. E mi manca da vicino.


AI PIEDI DELL’ARCOBALENO

“…è tanto bello Ivan, che nessuno gli crede, quando dice che ha male;

così trasmette a colori dal secondo canale.

Daniela cresce ventenni al ventaglio, poi li lascia volare.

Amanda aspetti il suo ragazzo alla fine del temporale.

Avremmo tutti qualcosa da conquistare ai piedi dell’arcobaleno.”

I miei amici. O alcuni di loro. Quelli che hanno un appuntamento con loro stessi ai piedi del prossimo arcobaleno.

Quelli a cui è mancato o manca qualcosa ma non sono rassegnati. Quelli che, un giorno, mi piacerebbe trovare tutti a festeggiare il successo delle loro rivincite. Sarebbe come a dire, che avrei vinto qualcosa anche io.


QUALCOSA VICINO ALL’AMORE

“… possiamo toccare l’immenso o farci mancare altrettanto.

Sbagliando per pochi secondi la data e la via dell’appuntamento.

Ma non questa volta che siamo qualcosa vicino all’amore;

e tutto potrebbe accadere, ma noi due non possiamo morire.”

San Francisco l’ho guardata, la prima volta a diciassette anni. Non avevo paura di niente.

Ci sono tornato qualche mese fa e sono passato ad un incrocio dove ricordo perfettamente il piccolo caffè in cui andavo a fare colazione.

Non c’era più. Al suo posto, oggi, c’è un ristorante italiano. Ho provato a chiedere cosa ne fosse del “petit cafè,” ma nessuno dei giovani camerieri ha saputo cosa dirmi.

Mi avrebbe ammazzato; in altri tempi, questa rivoluzione. Mi avrebbe ucciso la nostalgia.

Prendo il tram e mi sporgo guardando le colline di San Francisco.

Penso che si sia vicino all’amore quando il presente è molto più affascinante del passato

In volo, sopra ai cieli della California, ho ascoltato una canzone di Patrizia Laquidara. Al mio ritorno in Italia, le ho scritto chiedendole di cantare con me. Ha accettato.


NON VALE TUTTO

“… vedi, che io romantico, ci nasco e ci rimango. Ma al mio suicidio non ci vengo. Non ci vengo.

La mia memoria è breve, però non vale tutto.”

Se si parte assieme, e insieme si cresce e si cambia, e se nel frattempo ci si è pure amati; anche il capolinea dovrebbe rispettare certe regole. Qualunque cosa sia accaduta nel frattempo.

Ecco, a questo, mi riferivo quando ho cominciato a scrivere questa canzone.

In nome di un amore sicuro, sebbene sia inesorabilmente finito, anche la rabbia andrebbe ricomposta.

Ho inciso due versioni della stessa storia. Una live, in studio, accompagnato solo dal pianoforte di Luca Scarpa e dalla chitarra acustica di Max Elli che trova la sua naturale collocazione nel disco. E una più ricca e arrangiata, che diventa un piccolo omaggio a chi sceglierà di acquistare il disco su piattaforma digitale.


QUATTRO QUARTI

“Hai mai provato a non sapere che è Natale, perchè hai tentato di schivarlo su una spiaggia tropicale?

E a non vedere la bellezza strafottente della vita, perchè hai lo spirito in metastasi e la vista arrugginita?”

Guardare da lontano quello che non ci fa dormire.

Pensare al grande amore che è rimasto in Italia, da una spiaggia assolata e silenziosa dell’Africa.

Sentire forte il desiderio di condivisione e trovarsi a contemplare le stelle da soli.

Alzare le braccia al cielo in segno di resa e di sgomento.

E solo a quel punto, incrociare lo sguardo di Dio che rifiuta l’ennesimo “PadreNostro” e che, attraverso le meraviglie della natura, ti fa capire che non avresti bisogno di nient’altro; e ti implora di smettere di lamentarti. Malgrado e nonostante tutto.


BUONI PROPOSITI

“Sappiamo bene essere cattivi con chi è più buono.

Sappiamo bene confondere l’amore con l’abbandono.[…]

Sappiamo dare consigli a caso al matrimonio di chissà chi..

e poi scappare davanti all’amore che ha detto… che dice: mha sì.

Giudicare le vicende degli altri è, senza dubbio, più semplice che aprire gli occhi su se stessi.

Così come spesso è più facile assecondare la malinconia piuttosto che lasciare andare quello che si è già perso.

All’interno di questa canzone credo si possa individuare sia l’errore, sia la possibilità di rimediarlo; anche attraverso la consapevolezza che una perla può non far parte di una collana ma rimanere preziosa ugualmente.

Resta il fatto però che “due errori di fila non fanno un successo”.


RESTO

“ Resto, lo faccio per me.

Ne ho piena la stanza di mezze parole.

Tieni presente anche tu che sono bravo ad aspettare

il meno e il meno male.[…]

Resto. E’ andata così… Ma è l’unico modo di amare le cose a cui tengo.

Rimango qui”.

Davanti a un torto, a un’ingiustizia, a una frase di troppo detta male, qualche volta è più facile voltare le spalle e andarsene.

Io, spesso ho agito così.

Ma in quest’occasione no. Ho preferito rimanere. Fermo, irreprensibile e solo.

A costo di sembrare ridicolo; ma con la convinzione, invece, di non avere più nulla da perdere.


PIÙ MUSICA E MENO TESTO

“Se tanto la verità arriva in faccia come uno sputo.

Come uno schiaffo che lì mi resta e, a me, non resta che stare muto.[…]

Non ti capisco, però sto bene, quando mi chiedi di attraversare l’oceano in volo, la vita e il resto

con più musica e meno testo.

E meno testa. E meno testa.

Elisa ha scelto di cantare con me in una delle canzoni più significative e più giocose di tutto il disco.

La musica, prima di tutto. Prima della concettualità, prima della distribuzione di significati e di responsabilità.

Prima delle parole invadenti e delle domande che non hanno risposte.

I soliti interrogativi che sono crepacci e non portano a nessuna vetta.

Pensare di meno e cantare (?) di più… mi sono detto…

Tutto questo, in teoria… In pratica ho fatto esattamente il contrario.

Però questa canzone appare leggera, e mi mette allegria. E duettare con Elisa è uno spettacolo!


L’ULTIMO GIORNO D’INVERNO

“Ho capito che ci portiamo dentro chi non siamo riusciti ad avere accanto.

Ma questo non potrà più essere un motivo per sentire sempre lo stesso giro infinito di parole.[…]

Non avremo colpe, né io né te. L’ultimo giorno d’inverno.

Diamo sempre un potere maggiore agli avvenimenti futuri di quanto non ne abbiano realmente.

Piuttosto, sono le nostre proiezioni su di essi, in grado di farci tanto bene o tanto male.

Io non lo so, che cosa sia “L’ultimo giorno d’inverno”; se una canzone senza melodia, se un racconto con la musica, se un libero sfogo o un grido d’amore spezzato.

Forse è solo una proiezione. Ma ancora oggi, quando la riascolto, mi fa stare bene.

(La fortuna ha voluto che il giorno di registrazione del video a Milano, ci fosse una giornata incredibile. Ivan Olita e Susanna Giaroli hanno recitato con un bellissimo sole sul viso e con i piedi immersi nella neve. I ragazzi di Cromazoo hanno ripreso tutto con una delicatezza e un silenzio proverbiali.

Quando uscirà il mio disco sarà L’ultimo giorno di inverno, e se avrà gli stessi colori e la stessa poesia del video, sarà un giorno da tenere da conto.)


PERFETTI

“Siamo stati mangiati dal freddo

E dal senso comune.

Che due uomini possono ridere, ma non piangere insieme.[…]

Siamo stati stupendi, mio amore… e stupendi significa mai.

A vent’anni ho sentito l’amore; ma a vent’anni che te ne fai.?

Due ragazzi scoprono di essersi innamorati a vent’anni.

Uno dei due cerca di raccontare all’altro quanta fatica sente nel disperato tentativo di capirci qualcosa e di farlo capire al mondo.

Perfetti è una canzone d’amore. Né più né meno che questo.

Bella per qualcuno, meno bella per altri. Destino comune a quasi tutte le canzoni.

E non mi stanco di dire che una canzone andrebbe prima di ogni altra cosa sentita.
Poi se ne può parlare, certo. Ma una canzone non può vivere di polemica e di giornali, morirebbe ingozzata da una vita che non le appartiene.

Ecco perché ho deciso di ripubblicare “Perfetti” a due anni dalle polemiche che l’hanno investita.

Per dare la possibilità, a chi ne sentirà ancora il bisogno, di commentarla e di giudicarla, ma solo dopo aver cliccato “play”.