Avrei giurato che la scatola nera fossa andata perduta. Sprofondata  in fondo all’oceano e che nemmeno il più sofisticato mezzo tecnologico avrebbe più potuto recuperarla.
E invece basta un suono, una rima , una sola frequenza che tocca una corda e la fa vibrare tanto da riuscire a far tornare a galla quel ammasso di latta e ricordi che pesano come il piombo.
Sono le quattro del mattino tra venerdì e sabato ed è un’ora consigliabile per andare a dormire.
E invece, mannaggia alle canzoni.
Una; ne basta una, che nemmeno mi piace,  ma che è stata capace di gonfiarmi gli occhi e accorciarmi il respiro.
Che ha riportato in camera mia lo stesso odore, le stesse smorfie e lo stesso sorriso di tanti mesi fa.
Sfidiamo le distanze con gli aerei, con i treni con il web, con  le  autostrade e con i motori. Sfidiamo il tempo con il cronometro, con la adsl,  con il telepass, e con i mezzucci anti età.
Poi basta una canzone per annullare le distanze e il tempo.
Tutto lavoro sprecato. “lontano dagli occhi e lontano dal cuore” un paio di balle.
i-tunes. Modalità shuffle. Quattro note di intro in una sequenza che non lascia possibilità d’appello.
Quella era e quella rimane.
Piangi Agliardi. Piangi che ti fa bene.
Nessuno ti vede. Ti va di lusso che lo puoi scrivere e raccontare a qualcuno.
Non ti vede chi vorresti ti vedesse piangere. Non ti legge chi ti manca. Stanne certo.
Avresti  il coraggio di riaccendere il telefono, comporre il Suo numero e , con la voce zoppicante e condita di lacrime gridare che ti manca?!  No eh… Piangi Agliardi. Esci da i-tunes, spegni il computer, la luce e vai a dormire.