A me pare che il vero capodanno sia il primo di settembre. O giù di lì… come recita il nome del nostro blog.

Sarà che i tanti anni della scuola e dell’università ce li ho ancora piuttosto presenti e che le abitudini sono difficili da modificare, ma io le aspettative le concentro tutte qui. Come si può pensare con lucidità e organizzarsi un anno intero con più alcool nelle vene che sangue e con quel freddo del primo gennaio che ti taglia la pelle e le ossa? Io ci penso in questi giorni ai prossimi mesi. Perchè la vanità della pelle ancora un po’ abbronzata e il ricordo del mare ancora vivo sono un bello stimolo per fare progetti. Lo dico a voi che mi leggete, ma lo ricordo prima di tutto a me stesso, che la paura e l’insicurezza per ciò che ha da venire sono parte integrante e non secondaria di un progetto. E che il punto di vista dal quale lo si guarda è fondamentale per la sua buona riuscita. Quando sì è piccoli si è più capaci a parlare di “Sogni”; crescendo si fa più bella figura a parlare di “progetti”. Allora per un istante, proviamo a fare un passo indietro che può significare anche farne due avanti: torniamo a parlare di sogni ma con la promessa di tentare, per lo meno, a spiarli da un punto di osservazione diverso. Non sempre nella direzione della loro realizzazione e completezza ma magari anche nella fase della loro costruzione e nel loro divenire. Bello è scoprire che un Sogno se ha basi solide e convinte, regge bene anche di traverso.

Buon Anno, Signore e Signori. Ascoltatevi il nuovo disco di Bob Dylan e quello di Pier Cortese. Leggete, se avete voglia, il bel libro di Albinati &Timi “Tuttalpiù Muoio” e fate vostra l’ironia degli autori.

Ci stiamo preoccupando per niente che non possa passare. Alla prossima, Nicco.