Vicini a sé stessi.
Con quello che ne comporta. Con tutto quello che aspetti e con quello che gli altri si aspettano da te.
Davvero, pazienza; se quello che speravi non è quello che hai. Vicini a sé stessi significa pure fare due conti con quello che ti circonda e  giudicarlo per quello che è e non per quello che volevi che fosse. E nel mio caso non è poco. So dirmelo adesso, e non ci sono arrivato da solo. Me lo ha detto quest’inverno che ha fatto freddo, e che ha freddato la paura fino a farla piccola e inoffensiva. Me lo ha ripetuto spesso mia madre, me lo ricorda S. con la sua presenza, malgrado tutto e malgrado me. Me lo dice chi mi scrive e chi non mi scrive più. Me lo ha suggerito pure il dolore, che in parte, forse si è arreso.
Il vento che ha avuto la pietà di accarezzare il campo dopo la battaglia e pulirlo dalla polvere da sparo e dall’odore del sangue.
Vicini a sé stessi. Che non è ancora un tutt’uno con sé stessi ma è già qualcosa.
Dritti per dritti  e passo per passo.
Vicino a me stesso, con il giusto equilibrio tra la clemenza e la critica più severa. Zeppo di difetti ma anche di entusiasmo e di stelle da far cadere e di desideri da raccogliere.
Vicino a me stesso che stanotte vuol dire liberarsi di qualche spicchio di memoria e fare spazio al nuovo che avanza  e che nella peggiore delle ipotesi diventa passato…
Vicini a sé stessi perché il mondo ti riconosca come tale e come tale si ricordi di te.
Febbraio è un buon mese per cominciare a sentirsi vicini a sé stessi. Un mazzo di raggi di sole sta avvisando del suo ritorno. Vuoi non farti trovare pronto?
 

“Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane;ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate…”

(S. Bersani - Giudizi Universali)