Sta lì sopra con l’unico scopo di non cascare.
Perché ci sia finito lì, non è dato saperlo.
Perché ha scelto un filo per aria e non i birilli da lanciare, se vuole, un giorno lo dirà lui.
A lanciare birilli e palline, tutt’al più serve allenamento.
A camminare su un filo serve un pensiero in più.
Partire da un posto sicuro e arrivare a destinazione sano e salvo, passando attraverso il vuoto è una sfida scriteriata ma necessaria.
Non credo nemmeno che guadagni di più di un giocoliere.
Ma un funambolo, non è per forza, un imbecille matricolato.
Avrà i suoi buoni motivi per sfidarsi lassù. Non è nemmeno detto che gli piaccia volare, viaggiare in aereo o buttarsi col paracadute. Non è nemmeno detto che gli piaccia restare là sopra  a provare la vertigine dell’altezza.
Però, per ora ci sta. Con dignità e concentrazione.
Passo, dopo passo,esitazione, dopo esitazione; da un punto all’altro. Come una missione.
Come un’ossessione.
Come se sulla piattaforma d’arrivo ci fosse la più grande delle ricompense.
Invece ci sarà solo lui, all’arrivo. Lui da solo. Tutt’al più accompagnato da un  applauso che partirà dal basso.
Questa sera. Come molte altre passate e come altre che verranno.
Ma  riuscire a riconoscere il suo nome dagli altoparlanti, non appena avrà terminato con successo il suo esercizio e capire che quel nome appartiene a un uomo vivo e non solo a un funambolo in bilico  sarà, davvero, per lui un grande premio.
E quando non penserà più, né al nome, né all’uomo, né al premio, né al filo, né all’equilibrio, né al pubblico, né ai birilli, né al vuoto; ma avrà solo sonno e un po’ di fame;
Allora scenderà dal trabiccolo e si andrà a mangiare una pizza. 

Guarito.