Buona notte, Buon giorno.
Non mi facevo sentire da un po’.
Abbiamo fatto primavera, e mi pare un buon momento per fare il punto della situazione.
Domani comincio a registrare ufficialmente il nuovo disco, e questa mi sembra già una buona notizia.
E’ presto, naturalmente, per appuntare dettagli e impressioni, ma vi prometto che lo farò non appena sarò in grado.
Sono passati quasi due anni ( o se preferite, settecento giorni) dai miei e dai vostri “1009 giorni.”
Qualcosa ho provato a raccontarvi. Molto è rimasto qua dentro. Tanto sarà scritto e cantato nel prossimo disco.
Mancano ancora pezzi di storia, ma credo di riuscire a completarli per tempo.
Forse mancano perché chiudere i cerchi non è cosa facile. Forse mancano perché i finali aperti hanno il loro fascino…
Mi sto impegnando a fare ordine. Su più fronti.
Oggi, per esempio, grazie all’aiuto di amici e amiche fidate ho trovato il coraggio di buttare qualcosa come trenta chili di vestiti vecchi.
Una liberazione.
Piccolo-grande gesto che mi fa sentire più leggero e più grande.
Una delle mie peggiori debolezze è sempre l’affezione al passato. Una delle mie sfide più impegnative è quella di cercare di mantenere lo sguardo dritto e centrato sull’orizzonte.
Avanti, quindi. Perché così si fa.
E’ in questo incedere lento ma sempre più convinto che ho incontrato e incontro persone speciali.
Vorrei fare nomi e poi omaggiarli con parole d’amore. Ma non serve. I loro nomi sono incisi dentro. E loro lo sanno.
E sono coloro che, consapevoli o no, con le proprie sembianze o sotto mentite spoglie, si muoveranno dentro le canzoni che presto ascolterete.
Ho cercato di scrivere storie che non riguardassero solo me. O, almeno, non me da solo.
Perché se la solitudine è affare di molti, la fantasia e la possibilità di raccontarla è privilegio di alcuni. E io questo privilegio me lo prendo; potesse mai guarirmi o far sentire meglio qualcun altro.
Sto meglio. E non importa nemmeno a me sapere rispetto a cosa o a quando. Ciò che conta è il meglio.
Un giorno di qualche mese fa una ragazza conosciuta pochi minuti prima, mi ha buttato al tappeto dicendomi che ho “la faccia di uno che potrebbe essere felice”.
Non sapevo se rimanere per terra per quel condizionale maledetto o provare a planare verso altitudini diverse dalle mie rotte abituali.
Da quel giorno, credetemi, mi lavo la faccia più spesso.
Comincerò a prendere in considerazione anche l’ipotesi della crema idratante.
A 32 anni, è quasi lecito.
Vi abbraccio.
Grazie per la vostra fedeltà.
Nicc