Ogni cosa che dura, ogni sogno che resiste, credo abbia qualcuno da ringraziare per la fiducia riposta.
La fiducia non si compra e non si vende e nemmeno la si regala. La fiducia è come una forma d’arte: se si è ispirati la si dà. Perchè fidarsi degli altri, che spesso significa pure af-fidarsi agli altri non è sempre cosa facile. Lasciarsi andare nelle mani di qualcuno è un gesto che richiede coraggio e consapevolezza. Dei propri limiti, soprattutto; e delle qualità di chi è migliore di noi.
Fidarsi è delegare e accettare di non vedere il risultato, subito, sotto i propri occhi. Aspettare. Ricordando che l’attesa costruita sulla fiducia passa molto più veloce ed è molto più sopportabile rispetto a quella di leopardiana matrice pessimista.
La fiducia: ingrediente base per la costruzione. Di quasi tutto. Oh, sì sì. .. anche dell’amore.. staranno pensando i più romatici.
E’ che la fiducia è semplicemente la variabile determinante tra le cose e le cose importanti. Tra un rapporto e un rapporto importante. Tra un tentativo e un’impresa. Tra un assolo e un’orchestra, tra un’intuizione e la sua messa in atto.
Non mi fido di moltissime persone, ma nemmeno di poche. Mi fido dei generosi e non dei buoni. Di coloro che prima di tutto, mi suggeriscono la fiducia in me stesso. Balordo e bugiardo sarei se dicessi che ne ho poca. Ma anche ricordarsi di possederla è già un passo avanti per applicarla.
Mi fido di chi beve tanta acqua e di chi parla lentamente. Mi fido numericamente più delle donne, ma qualitativamente più di certi uomini.
Mi fido più dei musicisti che dei cantanti. Mi fido di chi scrive ancora prima a mano e poi sulla tastiera. Di chi risponde anche se non ne avrebbe voglia rispetto a quelli che fanno squillare a vuoto.
Sono felice che ci sia qualcuno per cui nutro smisurata stima e fiducia che si fida di me.