November 2006


Davide ed io, lo scorso gennaio abbiamo preso in custodia, in radio, una Stella di Natale che qualcuno ha regalato a qualcun altro per auguri sinceri o per rappresentanza… Di ritorno dalle feste, questa commercial-pianta era stata abbandonata, ridotta ai minimi termini, sciupata e decadente.   Senza troppi sbattimenti, ma con costanza e regolarità, alla poveretta è stato dato da bere di tutto… Fondi di bottigliette da 0.30 cents, un po’ di cocacola, una fantalemmon ogni tanto, acqua gasata e naturale, caffè e “bevanda calda gusto thè”. Insomma sta creatura, oggi, sta che è uno spettacolo. Rigogliosa e riconoscente. Grassa e paciosa. 

Ha affrontato il freddo dello scorso inverno e dell’autunno in corso. Il caldo torrido dell’estate e l’artificio dell’aria condizionata.  E, siccome è stata collocata vicino alla cassa sinistra della regia della diretta, la Nostra si è ascoltata un anno di notizie, di fuori onda, di play lists , di singolini stagionali, e di grandi canzoni. Si è ascoltata le ansie degli speakers e i commenti caustici dei tecnici, si è sollazzata con le interviste ai cantanti e con i servizi della redazione. Ha goduto della luce al neon, ma anche dei toni caldi delle luci soffuse di “Parola d’ordine” (perdonate l’autoreferenza) e poi del buio e del silenzio riposante della domenica.   Insomma, nel complesso, si è fatta un’idea.

Come è noto, le stelle di Natale hanno il centro delle foglie di un colore rosso rubino e il resto verde. Alla nostra non le pare vero di poter sfoggiare, quest’anno, la sua tinta naturale.  Non accenna minimamente a farsi uscire quel rossore centrale (che non si sa se viene per timidezza, per imbarazzo, o per vanità..) e anzi, pare pavoneggiarsi del suo essere tutta acqua e sapone. (forse le abbiamo dato da bere pure quello… non so).

Uno dei “topoi” indiscussi della nostra cultura e del nostro immaginario è che la crescita di un fiore, di un albero, o di una pianta, (così come il viaggio) siano la grande metafora  dell’esistenza umana. Che poi, altro non è che un progetto.

Quindi, chissà se converrete con me che sta piantina, tutto sommato, c’ha da dire la sua…  “Affetto, affetto, affetto. Tenacia, resistenza, qualche distrazione, anticorpi, lavoro, lavoro, lavoro. Attesa, attesa, musica. Rumore,rumore,silenzio. Lealtà. Lealtà e coerenza. Zero orpelli, zero immagine. Zero rosso al centro che non serve. Vita, salute, e ancora affetto.

Ah, vedeste che figa!

(Per la verità, le piante all’inizio erano due. Ma una, nonostante le amorevoli cure è morta in fretta. Ma questa è roba seria di selezione della specie.)

 Un disco per questi giorni: “9 Crimes” di Damien Rice. (la musica che, ancora una volta, vola alta sopra gli orpelli.)

 Se avete voglia questo pomeriggio ( come tutti i sabati) dalle 18.36 potete ascoltare in streaming il programma. Clikkate sull’icona. La puntata di oggi è dedicata alla parola “Domenica”.

Che puoi avere tutto e puoi farti mancare altrettanto. Dipende da te.
Fatti una doccia e lavati da quel miele scuro che ti cola addosso.
Perché puoi pure cambiare lenzuola, ma se non ti levi il miele, anche in quelle nuove ci dormi da solo.
Hai imparato a zoppicare andando con lo zoppo che sei tu.
Non esistono Amori sani. E non per questo sei dispensato. Anche quello che verrà a chiamarti non lo sarà. E se ancora vorrai sfuggirgli, fai pure. Bada- però- che sarà sempre più difficile cercare una colpa fuori da casa tua.
Fottiti, Jimmy.  Tu e la tenerezza del tuo blues.
O vai a tempo o ne butti via un bel po’.  Ed è quello che perdi che ti rovina la tua bella faccia; perché quello impiegato non ha mai fatto male a nessuno.
Fatti un regalo e mettiti a posto. Guarda e le cose che hai e non andare a schiantarci addosso.
Riconciliati con te stesso prima ancora che con gli altri e prendi per il culo la tua vita inadatta provando ad adattarla a te.
Fottiti Jimmy. Dai, che sei capace.