Copio questo titolo da una splendida canzone del nuovo album di Zucchero e da un post del Blog della mia amica Paola DeSimone che si è limitata a riportare solo questa frase che, di per sè, sarebbe già sufficiente.
Io, come al solito mi dilungo. Però trovo indicativo che persone di simile sensibilità si soffermino quasi contemporaneamente - seppur in maniera diversa - su una stessa canzone e, addirittura, su una stessa frase. Mi piacciono i contrasti e le antitesi nella scrittura, ancora di più mi piace ritrovarle nelle canzoni ben riuscite. ( Per dovere di cronaca, si tratta di un brano che porta anche la firma di Jovanotti).
Non tutto ciò che viene fatto per Amore è comprensibile. Quasi tutto è giustificabile. Il male che si fa a sè stessi, gli errori ripetuti fino allo sfinimento, le valige fatte di fretta, le assenze ingiustificate, le presenze, che spesso, lo sono ancora di più, le lettere che sostituiscono la voce, la voce che dice stronzate, le canzoni degli altri che ti sembra di averle capite e che ti sembra abbiano capito te. Non è col sensazionalismo che si guarisce. Non si dimentica l’Amore prendendo un aereo o un’ eurostar. Non è percorrendo distanze enormi senza toccare il terreno che ci si allontana da ciò che punge. La strada fatta a piedi porta fatica ma insieme pure consapevolezza, prima dei centimetri, poi dei metri e dopo ancora, perfino dei chilometri fatti. Piano piano. Come dicono i vecchietti. (saggi).
Soltanto camminando, strofinando le suole sull’asfalto, e camminando di nuovo, va via la merda che abbiamo pestato sul marciapiede. Piano piano. (Come dice C. - saggio?!)
E’ solo andando via piano piano che ci si volta a guardare quello che rimane.
Parto per l’Africa venerdì. mmmm …. in aereo. Mmmm… Cialtrone.