September 2006


Avrei giurato che la scatola nera fossa andata perduta. Sprofondata  in fondo all’oceano e che nemmeno il più sofisticato mezzo tecnologico avrebbe più potuto recuperarla.
E invece basta un suono, una rima , una sola frequenza che tocca una corda e la fa vibrare tanto da riuscire a far tornare a galla quel ammasso di latta e ricordi che pesano come il piombo.
Sono le quattro del mattino tra venerdì e sabato ed è un’ora consigliabile per andare a dormire.
E invece, mannaggia alle canzoni.
Una; ne basta una, che nemmeno mi piace,  ma che è stata capace di gonfiarmi gli occhi e accorciarmi il respiro.
Che ha riportato in camera mia lo stesso odore, le stesse smorfie e lo stesso sorriso di tanti mesi fa.
Sfidiamo le distanze con gli aerei, con i treni con il web, con  le  autostrade e con i motori. Sfidiamo il tempo con il cronometro, con la adsl,  con il telepass, e con i mezzucci anti età.
Poi basta una canzone per annullare le distanze e il tempo.
Tutto lavoro sprecato. “lontano dagli occhi e lontano dal cuore” un paio di balle.
i-tunes. Modalità shuffle. Quattro note di intro in una sequenza che non lascia possibilità d’appello.
Quella era e quella rimane.
Piangi Agliardi. Piangi che ti fa bene.
Nessuno ti vede. Ti va di lusso che lo puoi scrivere e raccontare a qualcuno.
Non ti vede chi vorresti ti vedesse piangere. Non ti legge chi ti manca. Stanne certo.
Avresti  il coraggio di riaccendere il telefono, comporre il Suo numero e , con la voce zoppicante e condita di lacrime gridare che ti manca?!  No eh… Piangi Agliardi. Esci da i-tunes, spegni il computer, la luce e vai a dormire.

Chatwin e, con lui altri, insegnano. Il viaggio è fatto di una partenza. Di diversi arrivi. E di un preciso ritorno. Dove il ritorno manca, allora parliamo di percorso (quando non precisiamo); di  fuga, se è fuga, di trasferimento se, insieme allo spazzolino, ci portiamo pure cornici, stereo, mestoli e accappatoio. Il viaggio è premessa e promessa anche del tornare. Ahpperò, quale novità…!  ‘nfatti, nessuna.  Solo un ritorno.

Fai un viaggio che ne porta in sè molti altri, fai pure che duri mesi, e mesi ancora, fai che di spazzolini ne compri un paio di nuovi ma ne lasci uno nel bicchiere dove è sempre stato. Fai che incontri tutti, ma proprio tutti. Fai che hai beccato grandine quando aspettavi il sole e pure viceversa; fai che hai pensato di essere lontano, ma davvero lontano è stato solo quando hai contato poco più di tre isolati dal punto di partenza; fai che siccome i viaggi (alcuni viaggi) ti cambiano, allora sei pure cambiato. Fai tutto quello che fa un viaggio. Fatto?…

Ecco, ora torna. Fatto?…

Che dici?! Bello no?!! 

Ci voleva coraggio.  Vabbè, l’abbiamo trovato.    Spettacolo!… 

P.S. Lo spazzolino sta di là… ‘notte.  ‘Notte.

“E dice sono venuto a sciogliere
e non a legare;
sono venuto a sciogliere
e non a spezzare.
Passa l’angelo, passa l’angelo
e ti fa segno di andare
passa l’angelo, passa l’angelo
e ti lascia passare…


 

E dice sono venuto a prendere
e non a rubare;
sono venuto a prendere
e non a rubare.
E dice non devi piangere
e non ti devi spaventare.

Passa l’angelo, passa l’angelo
e nessuno può vedere;
passa l’angelo, passa l’angelo
e fa segno di tacere.”  

L’Angelo (F. De Gregori)


Ciao Chillo.
  

 

 

A me pare che il vero capodanno sia il primo di settembre. O giù di lì… come recita il nome del nostro blog.

Sarà che i tanti anni della scuola e dell’università ce li ho ancora piuttosto presenti e che le abitudini sono difficili da modificare, ma io le aspettative le concentro tutte qui. Come si può pensare con lucidità e organizzarsi un anno intero con più alcool nelle vene che sangue e con quel freddo del primo gennaio che ti taglia la pelle e le ossa? Io ci penso in questi giorni ai prossimi mesi. Perchè la vanità della pelle ancora un po’ abbronzata e il ricordo del mare ancora vivo sono un bello stimolo per fare progetti. Lo dico a voi che mi leggete, ma lo ricordo prima di tutto a me stesso, che la paura e l’insicurezza per ciò che ha da venire sono parte integrante e non secondaria di un progetto. E che il punto di vista dal quale lo si guarda è fondamentale per la sua buona riuscita. Quando sì è piccoli si è più capaci a parlare di “Sogni”; crescendo si fa più bella figura a parlare di “progetti”. Allora per un istante, proviamo a fare un passo indietro che può significare anche farne due avanti: torniamo a parlare di sogni ma con la promessa di tentare, per lo meno, a spiarli da un punto di osservazione diverso. Non sempre nella direzione della loro realizzazione e completezza ma magari anche nella fase della loro costruzione e nel loro divenire. Bello è scoprire che un Sogno se ha basi solide e convinte, regge bene anche di traverso.

Buon Anno, Signore e Signori. Ascoltatevi il nuovo disco di Bob Dylan e quello di Pier Cortese. Leggete, se avete voglia, il bel libro di Albinati &Timi “Tuttalpiù Muoio” e fate vostra l’ironia degli autori.

Ci stiamo preoccupando per niente che non possa passare. Alla prossima, Nicco.