Laura dice che, a conti fatti, si può contare solo su sé stessi.
Ed è intransigente e irremovibile.
Ho provato a replicare sfoderando i soliti amici da contare sulla solite 5 dita della solita ed unica mano, ma non l’ho persuasa.
Certo non ho messo in campo amici stagionali, conoscenti fidati, estimatori e simpatizzanti del momento, ho sorvolato anche sul concetto di legami sinceri e duraturi per non sottrarre attenzione ai soliti cinque. Ma niente.
Laura dice che, a conti fatti, si può contare solo su sé stessi.
Laura (che tra l’altro è una di quelle che, contandomi le dita, la troverei subito) è di sicuro una ragazza disillusa e disincantata, molto pigra, (elemento non sottovalutabile nella ricerca di compagnia) piuttosto solitaria per attitudine e per scelta, ma fondamentalmente saggia e di non facili anatemi e considerazioni definitive a buon mercato. Quindi, se parla, vale la pena ascoltarla con attenzione.
Ma a me, sta cosa che nel momento del bisogno siamo costretti a tanta pochezza di scelta, mi getta in un bagno di amarezza e di indomite pippe mentali.
Forse tocca fare una piccola distinzione del famoso “caso di bisogno” e far partire due freccette:
la prima si chiama emergenza : e lì, ancora prima di arrivare al 113 o al telefono Amico, trovi di tutto. Trovi l’Italia intera pronta a smentire le sue contraddizioni e il suo egoismo e tenderti la mano ovunque tu sia. Trovi il passante mosso da pietà, trovi il vicino di casa premuroso e inaspettatamente gentile guarito dalla maschera demoniaca indossata alla riunione condominiale; trovi il popolo solidale che invia sms per suturare ferite di terremoti e cataclismi. Nell’emergenza trovi moltissimi amici capaci di esserci e di allungare consigli e aiuti. Più di quanti non speravi e non sapevi di averne. Trovi anime buone desiderose di tenderti la mano e dedicarti ,chi un pomeriggio, chi una cena, chi una notte intera. L’emergenza ha il suo fascino.
Poi c’è il caso della necessità. E lì la storia cambia. Meno grave e sensazionale dell’emergenza. Eppure spesso più lunga e più noiosa. E lì le regole sono le regole della giungla. E non le fai tu.
Basta un istante in cui le necessità di chi ti osserva appaiono più importanti delle tue che sei già solo. Poco importa che vincono sulle tue esigenze, un bottone scucito, l’Inter in trasferta, “l’amicizia che è una cosa ma il business che è un’altra… il cane che deve pisciare, quella che ha un battesimo e quell’altro che si alza presto… La necessità è come l’ospite che è come il pesce. E si sa, dopo tre giorni puzzano tutti e tre.
Allora ricacciamoci le nostre lacrime di coccodrillo agli occhi e diamo ragione a Laura.
Contiamo i nostri cinque amici , teniamoceli stretti e contiamo su noi stessi.