February 2006


Arriva da metà canzone. Arriva dalla fine. Dalle pagine di un libro. Da parole elettroniche. Da un oggetto ritrovato tra i cuscini del divano. Da una fila smaltita in fretta, da un istante in cui non pensi a niente, da una preghiera pregata per te. Arriva da Roma, nello stesso modo in cui può arrivare da Milano. Arriva da una notizia inattesa e da una voce sconosciuta. Arriva da un film, da una conferma. Arriva attraverso un sms o sta a metà strada tra la tua stessa pancia e la gola. 

Arriva da un dubbio, e dalla sua soluzione. Arriva nascosto e cauto. Esplode e dirompe. Arriva dalla radio o da una cornice pubblicitaria.Arriva suonando con un orchestra o sta dentro ad una nota sola. Arriva con l’Amore enorme o con una piccola emozione. Arriva camminando o perdonando.  Arriva con un progetto e pure senza.

Arriva come uno schiaffo o una spinta alla schiena. Arriva sobrio o diluito. Doppiato o nitido. Arriva dal fondo o dal secondo piano. Arriva da un successo e dal suo contrario. Da un regalo; dalla primavera che spinge. 

L’ Ottimismo.

 

Vicini a sé stessi.
Con quello che ne comporta. Con tutto quello che aspetti e con quello che gli altri si aspettano da te.
Davvero, pazienza; se quello che speravi non è quello che hai. Vicini a sé stessi significa pure fare due conti con quello che ti circonda e  giudicarlo per quello che è e non per quello che volevi che fosse. E nel mio caso non è poco. So dirmelo adesso, e non ci sono arrivato da solo. Me lo ha detto quest’inverno che ha fatto freddo, e che ha freddato la paura fino a farla piccola e inoffensiva. Me lo ha ripetuto spesso mia madre, me lo ricorda S. con la sua presenza, malgrado tutto e malgrado me. Me lo dice chi mi scrive e chi non mi scrive più. Me lo ha suggerito pure il dolore, che in parte, forse si è arreso.
Il vento che ha avuto la pietà di accarezzare il campo dopo la battaglia e pulirlo dalla polvere da sparo e dall’odore del sangue.
Vicini a sé stessi. Che non è ancora un tutt’uno con sé stessi ma è già qualcosa.
Dritti per dritti  e passo per passo.
Vicino a me stesso, con il giusto equilibrio tra la clemenza e la critica più severa. Zeppo di difetti ma anche di entusiasmo e di stelle da far cadere e di desideri da raccogliere.
Vicino a me stesso che stanotte vuol dire liberarsi di qualche spicchio di memoria e fare spazio al nuovo che avanza  e che nella peggiore delle ipotesi diventa passato…
Vicini a sé stessi perché il mondo ti riconosca come tale e come tale si ricordi di te.
Febbraio è un buon mese per cominciare a sentirsi vicini a sé stessi. Un mazzo di raggi di sole sta avvisando del suo ritorno. Vuoi non farti trovare pronto?
 

“Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane;ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate…”

(S. Bersani - Giudizi Universali)