Non capita spesso. Non credo a chi dice il contrario. Chi ha grandi ambizioni e personalità rischia di trovarsi ingabbiato in una subdola e legittima (o legittimata) invidia davanti al successo degli altri. Il podio occupato da un nemico pesa quanto quello occupato da un amico, nel caso in cui si è corsa la stessa gara e a te, per qualunque ragione, non è toccata nessuna medaglia. Nel migliore dei casi ammetti la tua inferiorità, nel peggiore ti appelli al destino o ai trucchi sporchi dei tuoi avversari. Ciò che rimane, però, è l’invidia e un tuo parziale o definitivo insuccesso.
Ma, se quelli che hanno corso con te sono stati avversari leali, hanno condiviso con te la loro borraccia e ti sono stati vicino durante il percorso; ti hanno dato coraggio e fino all’ultimo hanno sperato di arrivare insieme al traguardo, allora è tuo preciso dovere unirti all’applauso e godere della loro vittoria. Confonderti nella folla esultante e sapere che saranno loro, per primi, a venirti a cercare per abbracciarti.
Ho scoperto un nuovo modo per capire chi conta nella mia vita. Sono coloro che mi rendono felice quando vincono. Anche se per qualche istante, ho sperato di essere al posto loro.