December 2005


Vi ricordate Alice che guardava i gatti ( e i gatti guardano nel sole) e poi Irene che fuma vicino a Lili Marlene che si fa bella e che mente sulla sua età? E Cesare che aspetta la sua ballerina per sei ore sotto la pioggia e il mendicante arabo che cerca fortuna nel suo cappello?  Poverini!… Non stanno vivendo. Stanno solo tutti aspettando qualcosa.E vi ricordate quello sposo impazzito che grida “MA IO NON CI STO PIU’ ” ? Attraverso la conoscenza e la consapevolezza di quello che vuole (o che non vuole) crea una profonda rottura con comportamenti che gli altri, ignari, ritengono folli. 

Lo sposo, nonostante tutto il dolore, VIVE. La crasi, potente si definisce nella contrapposizione tra “Alice non lo sa” e “lui lo sa“. Non sapere, dunque, è mentire, mentirsi. E’ la menzogna di Lili Marlene che non denuncia la sua età, è la bugia della ballerina che costringe Cesare a tante ore di inutile attesa; è quella del mendicante con un cancro in testa cui attribuisce ( il perchè mi è ignoto) il valore di portafortuna. E’ la menzogna di Alice che se ne frega e osserva la vita che scorre con superba indifferenza.Lo sposo fa casino. Urla, rompe una normale cerimonia di nozze. Però è l’unico, in questo gioco,  ad avere una voce, un impeto, una reazione. Una coscienza. La consapevolezza sta anche nel capire che non sempre i nostri desideri coincidono con quello che il nostro destino ha scelto di offrirci. 

Ma “CHI SI GUARDA NEL CUORE SA BENE QUELLO CHE VUOLE. E PRENDE QUELLO CHE C’E’ “. da ALICE di F. De Gregori e LA PIANTA DEL TE’  di I. Fossati 

“. da ALICE di F. De Gregori e LA PIANTA DEL TE’  di I. Fossati Buon Natale.     

Niccolò

Quando un desiderio vola in alto. Molto più in alto degli ideali. 

Un grande spettacolo che corona l’antico sogno degli uomini. Elevarsi da terra e guardare la vita che scorre laggiù. Con le sue regole, con la suA gravità e le suE gravità. Ho visto mia sorella ballare molte volte in teatro e a casa. Non l’ho mai vista-evidentemente-fluttuare nell’aria prima di questa sera. Una grande emozione e un grande onore. Quattro ballerini acrobati che lievitano e scivolano tra le molecole di ossigeno e di luce compiendo meravigliosi disegni nell’aria e nello spazio. Da sempre mi commuove chi si porta al limite. Non importa se aiutato solo dal suo spirito o da illusioni ottiche. Mi piacciono le grandi imprese. Quelle in cui ci si può immedesimare o quelle dove si ha solo l’obbligo di restare in silenzio a guardare.

E mia sorella vola Chiunque lavori sodo per molti anni ( qualunque cosa faccia) merita molto più del tanto decantanto quarto d’ora di gloria. Merita di arrivare per tempo alla stazione dei “treni storici”. Quelli che non è nemmeno detto che passino. Però l’impegno e la ricerca costanti fanno sì che ad un tratto la stazione magica ti si presenti davanti. Allora se si è pronti, si può prendere coraggio ed entrare.            Aspettare ancora. Ancora aspettare. Poi se quel treno, che in lontananza si intravede, decide di fermarsi, allora salutare tutti e salirci sopra. 

E mia sorella vola. Con la leggerezza di un angelo e la pazienza di chi conosce il valore di restare sempre coi piedi per terra.Andate a vedere NO GRAVITY se verrà nella vostra città. E’ uno spettacolo da non perdere. Non ve lo dico perchè mia sorella ci balla  e ci vola ( o non soltanto, per lo meno) ma perchè avrete la sensazione di volare per un’ora anche voi. 

Anteprima mondialeOggi si vola. A teatro

Al Nazionale lo show «No Gravity» con Brian Sanders. Quattro ballerini-acrobati «galleggiano» in un cubo magico 

Marchingegni barocchi e tecnologia contemporanea: bisogna avere una fantasia sbrigliata come quella di Emiliano Pellisari per fondere elementi così lontani, nel tempo e nella concezione, in uno spettacolo che ricrea l’illusione del volo umano. Nasce così «No Gravity», show «antigravitazionale» costruito secondo i dettami del physical theatre caro agli anglosassoni che debutta stasera in prima mondiale al Nazionale. Autore e regista, Pellisari si è lanciato nel progetto con l’entusiasmo di chi ama il teatro immaginifico seicentesco e rinascimentale coinvolgendo una squadra capitanata dal ballerino e coreografo Brian Sanders, cresciuto con Pendleton e i Momix e capace di mettere a frutto il suo training artistico in vari ambiti, compresa la tv (fra l’altro è stato il coreografo del «RockPolitik» celentaniano). Nei 19 quadri nei quali si articola lo spettacolo — incastonato in un «cubo magico» che occupa la ribalta e dà l’idea di un vuoto in cui si galleggia in libertà — i quattro performer in scena (oltre a Sanders, Barbara Cardinetti, Guendalina Agliardi e Giuseppe Verzicco) sono insieme ballerini e ginnasti, acrobati e attori, impegnati nella sfida del corpo umano liberato dai vincoli della forza di gravità. Superati i concetti di sopra&sotto e alto&basso, «No Gravity»si vota alla «verticalità» in una sarabanda sbrigliata di suoni e luci che sottolineano gli intrecci aerei dei movimenti: duetti, terzetti e quartetti di volta in volta atletici, romantici, comici o riflessivi.

Su una colonna sonora (curata da Marco Iannelli) che spazia da ritmi scatenati a suggestive atmosfere lounge, le evoluzioni catturano l’attenzione del pubblico distraendolo dai giochi accorti di teli e pedane, meccanismi rifrangenti e trucchi cinematografici alla «Matrix», proiettori e computer utilizzati per dare l’effetto dell’uomo «essere pensante, ma pesante» (come lo descrivono gli autori riuniti sotto lo pseudonimo di Raul Santiago) che conquista la leggerezza nel volo.