October 2005


Torno a casa un po’ stanco dopo una lunga giornata in studio.
Scarico le mail e tra le solite decine di cazzate  e di spammig velenoso ne leggo una  che comincia così:
 
“Caro Nic,
Non ti sento più da un pezzo. Come va? Dove sei? Sei sempre in radio?
Rispondi appena hai tempo e voglia.
Da me niente di nuovo, tranne la voglia che ci sia qualcosa di nuovo.
La vita è molto strana: Per anni non riesci a fare tutto quello che vorresti fare, poi, di colpo, scompare tutto: Quello che ti interessava non ti interessa più, i contatti umani si diradano e, in realtà, non me ne importa più niente. Mi rimane ancora la lettura, alla sera, e, di giorno, la ricerca della natura (che in realtà a Milano è piuttosto povera!).”

Potrebbe non esserci nulla di strano se non un eccesso di pessimismo leopardiano in chi scrive. Magari un amico che non sento da qualche tempo, un po’ rottamato dagli eventi o uno sfogo depressivo di un’amica in cerca di attenzioni che si sente un po’ trascurata.
Invece chi scrive è mia nonna, che ha abbondantemente superato gli 85 e a questo punto, mi verrebbe da dire che ha superato pure sé stessa.
Una donna che decide di comprarsi un computer, scegliere se affidarsi a Mac o a Bill Gates, districarsi tra le mille offerte e promozioni telefoniche,  collegarsi a internet , crearsi un account , scrivere una mail e inviarmela attraverso l’indirizzo del mio sito. Geniale.  E poi mi racconta che non c’è niente di nuovo tranne la voglia che ci sia qualcosa di nuovo…  vaffanculo nonna.  Beata te che hai i contatti umani diradati, (io i capelli) che leggi di sera e che di giorno cerchi la natura a Milano e la difendi con un eufemismo generoso.
Beata te che ne hai visti di tutti i colori e che ne continui a vedere. Che hai viaggiato per tutto il mondo e che rosichi perché non hai visto mai l’Australia. Che hai conosciuto  prima il telefono, poi la televisione, poi il fax, poi i telefonini, poi il web. Il tutto crescendo quattro figli, svariati nipoti che a turno volevano l’abbonamento a “Topolino” il “DolceForno Harbert”, le “Girelle” e la play station. 1e2.  Leggendo Dante e trasmettendo il tuo amore per l’Africa. 
Mi stanno scattando un cinismo, un’invidia e un amore enormi. Con la presunzione di credere che il DNA non sia un’opinione e di trovare, un giorno, lontanissimo da qui, il coraggio e la sfrontatezza di scrivere a mio nipote le stessa cose che oggi mi scrivi tu.. Magari attraverso la trasmissione del pensiero.

 

Sto cercando di fare tutto il possibile per arrivare a sera ed essere soddisfatto di me.
Chi ha scelto di fare un “mestiere” così poco convenzionale come il mio si trova spesso a fare a pugni con il proprio tempo e con quello degli altri.
Ho passato lunghi periodi a domandarmi cosa fare dopo aver preparato il caffè della prima colazione. Con grande invidia e, a volte, velati insulti da parte di chi ha una vita scandita dalla sveglia, dalla fermata della metro, dal badge in ufficio, dalla pausa pranzo, dalla casa da sistemare e affari simili. Cioè una vita normale.
Che io sia un privilegiato non c’è dubbio. Ma che la vita scombinata di uno che vuole fare musica sia sempre una figata è molto discutibile.
Ci sono ore incolmabili ad aspettare e a guardare il soffitto fino a conoscerne a memoria le crepe e le imprecisioni.
Ci sono imprecise giornate dove non si tratta di aspettare l’ispirazione ma  semplicemente che chiami qualcuno che dia un senso all’ eventuale ispirazione. (si potrebbe replicare che l’arte la si fa principalmente per sé stessi… esatto: principalmente… )
Poi, per fortuna, ci sono anche periodi (come quello che sto vivendo ora) dove le cose da fare non si contano e dove il tempo per portare a termine ogni progetto cominciato non è mai abbastanza.
Il fatto è che, in entrambe le alternative, sfuggono di mano e di mente piccoli ma fondamentali gesti che sono quelli che riempiono la vita in un caso e che la migliorano nell’altro.
Fare un elenco completo sarebbe buonismo a buon mercato e somiglierebbe a  quella lista che gira ogni tanto via mail attraverso quelle catene di Sant Antonio insopportabili che chiudono dicendo che se non si rinvia la stessa a dieci persone si sarà perseguitati dalla sfortuna.
Puttanate a parte, devo fare piccole cose. Pagare le bollette e dire alle persone che amo che le amo. Passare a trovare Paola e Fabio che sono parte della spina dorsale della mia vita e conoscere Federico che è già un mese che è su ‘sto pianeta e ancora non gli ho stretto la mano.
Piccole Cose Sostanziali.